MONETA E DEBITO: UN RAPPORTO SOCIALE

di Aldo Scorrano

E' di recente pubblicazione un articolo, “La moneta è capitale o debito di chi la emette?” (Bossone-Costa; si veda qui), in cui ci si interroga se abbia ancora senso considerare la moneta, all'atto della sua emissione, un debito. Si riportano, in tal senso, alcuni passaggi chiave:

<<Tuttavia, tale moneta, ancorché costituisca una “passività” della banca centrale che la emette (nel senso puramente tecnico di “fonte” di finanziamento, allocata nella sezione “Avere” del suo stato patrimoniale, in contrapposizione agli “impieghi” posti nella sezione “Dare”), non è affatto da considerarsi debito (e cioè un’obbligazione cui fanno riscontro diritti di credito), bensì una forma di vero e proprio “capitale netto” (e cioè una passività cui fanno riscontro diritti di proprietà).>>

(…)

<<Quindi, dire che la moneta legale non è un debito della banca centrale, ma una parte del suo capitale netto, non deve essere inteso nel senso che chi riceve moneta legale diventa proprietario della banca centrale (come colui che riceve le azioni di una società), ma nel senso che l’emissione di moneta legale equivale alla vendita di un bene che conferisce al possessore il diritto “assoluto” (non “relativo”, o di obbligazione) di proprietà su una quota corrispondente della ricchezza nazionale.>>

(…)

<<Nel caso dell’emissione di nuova moneta legale da parte di un ente pubblico, la variazione economica positiva che ne consegue va a beneficio dei proprietari dell’ente emittente medesimo: i cittadini. Nel caso l’emissione avvenga ad opera di una banca centrale il cui capitale fosse di proprietà di soggetti privati, è a questi ultimi, e non ai cittadini, che va ascritto il beneficio economico dell’avere emesso moneta, a nulla rilevando se questo sia erogato loro sotto forma di dividendi o resti perennemente investito sotto le “mentite spoglie” di passività. In ogni caso, la moneta legale è “capitale” per chi la emette e non debito. E, più precisamente, poiché il capitale si compone di capitale proprio e di utili non distribuiti, la moneta legale è assimilabile ai secondi e non al primo, che invece corrisponde all’emissione di azioni.>>

A parere di chi scrive - in considerazione di alcuni importanti “aspetti e funzioni” che la moneta ha - le argomentazioni riportate in quell'articolo non risultano essere corrette per via di una vera e propria fallacia nel ragionamento e di una mancanza di conoscenza storica relativa alle origini di una delle più importanti istituzioni che l'uomo abbia conosciuto.

Per affrontare questa breve analisi, partiamo da un esempio tipico generale al fine di comprendere l'architettura del sistema monetario, in cui considereremo, per semplificazione di ragionamento, un “sistema chiuso” - cioè escludendo il Settore Estero poiché al momento, per l'oggetto della nostra analisi, non è indispensabile - e uno Stato nel pieno possesso del potere di emettere moneta.

Si precisa che il ragionamento che segue vale per tutte le economie monetarie moderne, indipendentemente dal fatto che alcuni paesi non abbiano la cosiddetta “sovranità monetaria” e dal tipo di valuta utilizzata (Euro, Dollaro, Sterlina, Yuan, ecc...) perché, come vedremo, riguarda i “rapporti contabili” (emissioni, trasmissioni, flussi finanziari) tra i bilanci, nelle voci degli stati patrimoniali, di alcuni fondamentali “soggetti economici” di due grandi settori, quello pubblico e quello privato.

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