Abstract

La questione della natura della moneta è perseguita attingendo i risultati conseguiti nel campo dell'ontologia sociale, nonché sulle osservazioni storiche. In questo modo, la concezione della natura della moneta è divenuta più sostenibile portata al confronto con varie altre prominenti teorie, anche se di solito ritenute incompatibili tra loro.

1. Introduzione

Qual è la natura della moneta? Si tratta di una domanda che è centrale per la teoria sociale, non soltanto per l’economia; e che periodicamente ritorna sotto la lente, anche se non sempre in modo particolarmente fruttuoso1. Come giustifico il fatto di aggiungere un altro saggio alla letteratura su quest’argomento? Resta ancora qualcosa da dire?

Gli studiosi che si sono cimentati con le questioni che ancora rimangono aperte hanno teso in genere a concentrarsi o su esempi ipotetici oppure sulle forme di moneta e sulla loro storia (reale o immaginaria), tentando di svelare in questo modo i misteri del loro oggetto di studio. Di conseguenza i dibattiti sulla natura della moneta hanno avuto la tendenza a legarsi a resoconti in competizione riguardanti la nascita della moneta.

La mia strategia alternativa è di procedere basandomi invece sui suggerimenti sviluppati nel quadro dell’ontologia sociale, intesa in senso generale. Più in particolare, cerco di utilizzare quei risultati ottenuti in questo campo che rivelano caratteristiche apparentemente comuni a tutti gli oggetti sociali. Intenderemo così avanzare una concezione della natura della moneta lavorando sul presupposto che anche la moneta condivida tali caratteristiche. Il mio interesse è di analizzare in che misura una concezione ottenuta in questo modo possa accogliere le altre tesi ed essere coerente con le concezioni derivate in modi molto differenti. Per quello che posso vedere, questo orientamento e questo approccio, perlomeno se percorso in modo sistematico, rimane relativamente nuovo, sebbene non del tutto privo di precedenti2.

Potrei subito aggiungere che sebbene il mio orientamento di base appartenga al campo dell’ontologia sociale, l’analisi che segue non è, e non potrebbe essere altrimenti, estranea ad un’analisi situata storicamente e fortemente interessata alla storia. Tutta la materia sociale dipende, per definizione, dagli esseri umani e dalle loro interazioni, per cui tutti gli oggetti sociali, la natura dei quali costituisce l’oggetto dell’ontologia sociale, avranno una specifica forma storico-geografica e culturale. Ovviamente in quanto segue mirerò ad assicurare che vengano integrate le scoperte e le intuizioni storiche maggiormente accettate e ben fondate. Il punto, però, è che non mi dilungherò e non entrerò nei dettagli su come, quando o in quale ordine di successione, la moneta e tutti gli altri elementi di base di un sistema monetario sono originariamente emersi. Io credo che sia possibile compiere dei progressi nella comprensione della natura della moneta, e sviluppare un’ontologia della moneta, anche senza affrontare in dettaglio tutti gli aspetti della primeva storia della moneta.

Altrove mi sono dilungato maggiormente sulla difesa dell’idea che i processi di posizionamento sociale siano essenziali per la costituzione di tutta quanta la realtà sociale (vedi Lawson 2012a, 2012b, 2015a, 2015b, 2015c, 2016a). Non sarà quindi sorprendente vedere che quanto sosterrò è che tali processi riguardano anche il modo in cui è costituita la moneta. La tesi principale del saggio, infatti, è che una caratteristica di molti, se non tutti, i precedenti contributi sull’argomento è precisamente quella di non essere riusciti ad elaborare in una maniera sufficientemente esplicita e sistematica il ruolo del posizionamento sociale nella costituzione della moneta.

Tradizionalmente, i commentatori più seri del settore hanno teso ad assegnare le concezioni della moneta ad una o all’altra tra due tipi di categorie ritenute tra loro incompatibili. Da una parte vi sono le teorie della moneta merce, tra le quali vengono spesso identificati anche i contributi di Karl Marx; e dall’altro lato vi sono le teorie creditizie, associate molto spesso a John Maynard Keynes, Alfred Mitchell-Innes, Georg Friedrich Knapp e in tempi recenti Geoffrey Ingham, vari post-keynesiani e, più di recente, i proponenti della Modern Money Theory.

Come il termine stesso suggerisce, le teorie della moneta merce, vengono presentate come quelle che affermano che alcune merci (e in particolare l’oro e l’argento) sono centrali per la costituzione della moneta, mentre le teorie creditizie sono presentate come teorie che sottolineano invece il ruolo del debito/credito. I contrasti che ne vengono fatti derivare variano anche significativamente, ma molti osservatori sembrano concordi nell’interpretare i due tipi di teorie in questione come essenzialmente opposti e incompatibili, e questo da lungo tempo. Una situazione che Schumpeter sintetizzò, quindi, come segue:

«Vi sono solo due teorie della moneta degne di questo nome ... la teoria della moneta merce e la teoria creditizia. Nei loro elementi essenziali esse sono incompatibili» (Schumpeter, 1917, p. 649).

Qui intendo sostenere che una volta che, e se, riconosciamo che la moneta è, al pari di ogni altra cosa, il risultato di un processo di posizionamento sociale, allora si scoprirà che queste due teorie, sebbene differenti e frequentemente associate a storie contrastanti3, in quanto descrizioni della natura della moneta non sono affatto incompatibili. Esse sono invece abbastanza riconciliabili, essendo semplicemente esempi differenti di una stessa concezione generale, derivata ontologicamente.

In realtà, data la continua persistenza delle due interpretazioni “opposte” la capacità di accogliere entrambe dovrebbe essere vista come un requisito minimo per qualsiasi concezione sostenibile della moneta. Sembra improbabile che le due descrizioni tradizionali avrebbero potuto mantenersi indefinitamente se entrambe non catturassero qualcosa della situazione effettiva.


1Si considerino alcune notevoli riflessioni sui successi esplicativi delle descrizioni della natura della moneta: «Fatemi nuovamente presentare la vexata question – cos’è la moneta? ... Si dice che vi sia una ‘vertigine intellettuale’ che attacca tutti gli scrittori che si approcciano a questo argomento così fatale» (Henry Sidgwick, 1879); «Gladstone, parlando in un dibattito parlamentare sul Sir Robert Peel’s Bank Act del 1844 e 1845, ha affermato che neanche l’amore ha fatto ammattire tanto gli uomini quanto il meditare sulla natura del denaro» (Karl Marx, 1970, p. 64); «Lo studio della moneta, più di tutti gli altri campi della scienza economica, è un tema la cui complessità viene utilizzata per camuffare o evadere la verità, non per rivelarla» (John Kenneth Galbraith, 1975, p. 5); e «risposte fondamentalmente differenti alla questione dell’ontologia della moneta hanno resistito per almeno due millenni» (Geoffrey Ingham, 2011, p. 15).

2Pionieristico è stato il contributo di John Searle (1995, 2010), alla cui concezione della moneta mi sono occasionalmente riferito più sotto (vedi in particolare la nota 5). Alcune analisi importanti della moneta sono ragionevolmente esplicitamente ontologiche, anche se non adottano il metodo impiegato qui (vedi Ingham 2004; Smithin 2009, 2013).

3Per analisi recenti che forniscono resoconti storici a sostegno della concezione secondo cui la forma di moneta più elementare (se non l’unica), è rappresentata dal credito/debito, si veda in particolare Geoffrey Ingham (2004), David Graeber (2011), Randall Wray (2012) e Mark Peacock (2013). Per analisi recenti che forniscono resoconti storici a sostegno della concezione secondo cui le merci e lo scambio di mercato abbiano rappresentato le forme più elementari per una teoria della moneta, vedi ad esempio Costas Lapavitsas (2000, 2003 e in particolare 2005a).

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