La crisi dell'Eurozona: La riduzione del debito pubblico come sua causa ultima.

Contributo al quadro. La Crisi dell’Eurozona: sperpero della finanza pubblica o movimento di capitali come cause ultime

a terzi

Andrea Terzi - Franklin University Switzerland and Department of Economics and Finance Catholic University, Milano

Estratto

Questo documento propone una diversa interpretazione della crisi dell’Eurozona nell'individuare la sua causa "principale" nelle politiche europee che hanno compresso il risparmio privato verso un livello eccessivamente basso. Né lo sperpero delle casse pubbliche, né i movimenti di capitale da soli costituirebbero infatti la causa "determinante" del fallimento politico e istituzionale dell’Eurozona che ostacola la crescita della produzione e dell'occupazione. La crisi del debito sovrano e la fuga di capitali dal 2010-12 sono stati innescati dalla posizione vulnerabile dei governi regionali al cambio fisso dell'unione monetaria, e di un sistema bancario frammentato senza assicurazione e garanzia dei depositi. Se da qui in avanti i paesi membri dovessero rispettare pedissequamente tutte le attuali regole macroeconomiche e di bilancio comunitarie, non si ripristinerebbe mai più una vera crescita, né si darebbe luogo alla creazione di posti di lavoro. Dunque, la causa principale di resistenza economica nell’Eurozona deve essere cercata all'interno di queste stesse regole.

Il saggio vorrebbe dunque offrire, prima di tutto, una revisione critica della nozione di risparmio rispetto alla teoria ortodossa che lo descrive come l'origine di fondi disponibili per l'investimento. Si ritiene che in un’economia monetaria il risparmio finanziario può essere depositato solo nella forma di un credito, e si realizza attraverso l'azione di un soggetto diametralmente opposta alle azioni prese da altri soggetti. Ciò significa che l'azione che produce un risparmio finanziario richiede fondi, e deve quindi essere associato ad una corrispondente azione di un altro soggetto, il quale, viceversa, emette un debito. In altre parole: i risparmi non finanziano. Altresì, hanno bisogno di essere finanziati.

Si elabora, poi, sulla base di un modello semplice ("T-shirt") la creazione di lavoro nel settore privato di un'economia monetaria, nella quale si tratta sia della funzione dello stock lordo di risparmio privato, sia di quello corrente che programmato. Quando il risparmio è in eccesso rispetto alla quantità prevista, i privati che spendono creano posti di lavoro; viceversa, quando sono a corto di risparmi rispetto all'importo programmato, i privati che spendono distruggono posti di lavoro. Assumendo il risparmio come un dato di fatto, e poiché l'ultima fonte di risparmio è il debito, allora qualsiasi politica che inibisce la formazione del debito ostacola anche la formazione di risparmio e dunque riduce, in generale, posti di lavoro. Se il debito (privato, pubblico, o straniero) è il combustibile finale per la spesa, allora le regole dell'Eurozona che mettono un tetto sul debito pubblico inibiscono una delle principali fonti di risparmio. Le differenze di equilibri finanziari dei soggetti economici sono la condizione normale di un'economia monetaria, e la politica fiscale dovrebbe sostenere tali differenze per il raggiungimento dei suoi obiettivi, senza, viceversa, costringere l'economia ad una riduzione di tali differenze che vengono trattate come degli "squilibri". Le regole fiscali attuali lasciano l’Eurozona solo con due alternative fragili e rischiose: l'aumento di maggiore debito privato, oppure quello di un costante aumento delle esportazione nette.

INET Annual Conference

New Economic Thinking: Liberté, Égalité, Fragilité

Paris, 8-11 April 2015



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