Insegnare la fallacia della composizione e i saldi settoriali

di L.R. Wray

SOMMARIO

Uno dei concetti più importanti da insegnare in economia è la nozione della “fallacia della composizione”: ovvero, quello che potrebbe essere vero per gli individui non è probabilmente vero per la società nel suo complesso. L'esempio più comune è il paradosso della parsimonia: mentre un individuo può risparmiare di più riducendo la spesa (a consumo), la società può risparmiare di più solo spendendo di più (ad esempio, attraverso gli investimenti). Un altro esempio utile di grande attualità riguarda il deficit di bilancio del governo federale. I politici e i media spesso sostengono che il governo debba mettere in pareggio i suoi conti proprio come una famiglia. Se una famiglia dovesse infatti spendere sempre di più rispetto al suo reddito, dovrebbe infine affrontare un'insolvenza; si è quindi affermato che il governo si trovi in un situazione simile. Tuttavia, un attento esame delle relazioni macroeconomiche mostrerà che questa analogia è errata, e che condurrebbe ad una politica di bilancio improprio. Questo esempio può correggere la fallacia della composizione.

Insegnare la fallacia della composizione: Il deficit della spesa pubblica.

Uno dei concetti più importanti che insegniamo in economia, e soprattutto in macroeconomia, è la nozione della fallacia della composizione. Gli studenti e gli altri, che non sono stati esposti alla macroeconomia, estrapolano spontaneamente categorie dalla propria situazione individuale per esaminare anche la società e l'economia nel loro complesso. Questo spesso conduce al problema della fallacia della composizione. Certamente tale malinteso non è limitato solo all'economia ma anche a situazioni che fanno parte della nostra vita quotidiana. Ad esempio, In un cinema affollato, mentre alcuni potrebbero trovare velocemente le uscite di sicurezza e venirne fuori, non è detto che tutti potrebbero essere in grado di farlo.

L'esempio macroeconomico più usato per descrivere la fallacia della composizione è il paradosso della parsimonia. Ogni individuo può aumentare il proprio risparmio riducendo la spesa per i suoi beni di consumo. Fino a quando una decisione del genere non pregiudica il proprio reddito - e non vi è motivo di ritenere che lo faccia - quest'individuo finisce per diminuire i consumi e aumentare il proprio risparmio.

Nell'esempio che faccio sempre per spiegare la fallacia, parlo di Maria che di solito mangia un hamburger al giorno da Macdonald. Ad un certo punto però Maria decide di rinunciare ad un hamburger alla settimana, così da accumulare maggiori risparmi. Certo, finché rispetta il piano, Maria ogni settimana aumenterà i propri risparmi (così come la propria ricchezza finanziaria).

La domanda è questa: che cosa succederebbe se tutti però iniziassero a fare la stessa cosa che fa Maria? La riduzione del consumo di hamburger in generale aumenterebbe (in maniera aggregata) il risparmio nazionale (e la ricchezza finanziaria del paese)? La risposta è che non ci riuscirà. Perché no? Perché Macdonald venderà meno hamburger, perciò serviranno meno lavoratori che a quel punto sarà necessario licenziare, riducendo di conseguenza anche gli ordini del pane, della carne, del ketchup, dei sottaceti, e così via. Inoltre, tutti i lavoratori licenziati avranno redditi più bassi, e dovranno ridurre, a loro volta, il proprio risparmio in un avvitamento continuo.

È possibile utilizzare il concetto di moltiplicatore per dimostrare che questo processo si arresta quando il risparmio inferiore di tutti coloro che hanno perso il posto di lavoro è pari al più elevato risparmio di tutti coloro che hanno tagliato il loro consumo di hamburger. Pertanto, a livello aggregato, non vi è accumulo di risparmio (ricchezza finanziaria).

Ovviamente questo è un esempio semplice e banale. Ma la spiegazione di fondo è che quando guardiamo ad un aumento individuale del risparmio, possiamo tranquillamente ignorare gli effetti macro economici perché sono così piccoli che hanno un impatto solo infinitamente piccolo sull'economia nel suo complesso.

Ma se ognuno cerca di aumentare il risparmio, allora non possiamo ignorare gli effetti della riduzione della spesa sull'economia nel suo complesso. Questo è il punto che deve essere ricondotto nella giusta direzione. Possiamo poi di nuovo tornare alla nozione di moltiplicatore, che mostra come il modo di aumentare il risparmio aggregato si traduca in realtà in un aumento della spesa, in particolare attraverso ciò che viene definito no consumption spending (nessuna spesa per i consumi): ovvero, la spesa per gli investimenti, la spesa da parte del governo, o la spesa da parte degli stranieri per acquistare le nostre esportazioni. Ma non voglio andare oltre in quel particolare esempio.

Un altro esempio che è meno spesso utilizzato riguarda invece la disoccupazione. Il punto di vista condiviso dalla maggior parte dei miei studenti universitari è che la disoccupazione è causata da pigrizia o mancanza di formazione. L'argomento che spesso usano è che "posso ottenere un lavoro, quindi tutti i disoccupati avrebbero potuto ottenere un posto di lavoro solo se avessero cercato di più, o avessero guadagnato una migliore istruzione e formazione". Il modo in cui posso fare per dimostrare che è un errore è l'esempio dei cani e degli ossi.

Mettiamo di avere 10 cani e seppelliamo 9 ossi nel cortile di casa. Quindi lasciamo i cani fuori casa per andare a cercare gli ossi. In questo modo almeno un cane tornerà senza osso. Decidiamo, dunque, che il problema consiste nella mancanza di un più adeguato esercizio, e mettiamo perciò il cane ad allenarsi attraverso le ultime tecniche più sofisticate nella ricerca dell'osso. Quindi seppelliamo 9 ossa e lasciamo andare di nuovo i 10 cani. Il cane addestrato finisce per trovare un osso, ma qualcun altro ritorna senza ("a bocca vuota" - per così dire).

Il problema, naturalmente, è che non ci sono in giro abbastanza ossi e posti di lavoro. E' sicuramente vero che una persona che cerca lavoro ben formato e motivato di solito può trovarlo. Ma questa non è una prova sufficiente che la disoccupazione aggregata sia causata da pigrizia o mancanza di formazione.

Potremmo anche andare incontro alla credenza comune che i salari minimi provochino disoccupazione. Almeno in parte è vero che per una ditta individuale, salari più alti riducono il numero di lavoratori impiegati. Ma non possiamo estrapolare da ciò lo stesso risultato per l'economia nel suo complesso. Salari più alti vuol dire infatti ottenere un maggiore reddito, e quindi conseguire una spesa per consumi superiore che induce le imprese a impiegare più manodopera, e quindi, di nuovo, a creare maggior lavoro affinché l’aumento del volume di produzione possa venire incontro alla domanda aggregata.

Così la verità è che la teoria economica non ci dice che l'aumento dei salari minimi porterà ad una maggiore disoccupazione, ma altresì che può andare nella direzione opposta: ovvero che l'aumento del salario minimo potrebbe aumentare l'occupazione. Di nuovo, la ragione per cui si giunge alla conclusione sbagliata in tutti questi casi, quando si passa a discutere dal livello micro a quello macro economico, è perché abbiamo ignorato l'impatto che il comportamento di più individui o più imprese ha, a sua volta, su altri individui e altre imprese. Che magari può andare bene per il caso della ditta individuale, o familiare, ma è quasi certamente equivoca per le imprese e le famiglie prese invece nel loro insieme.

Lasciatemi discorrere ora di un errore più importante della composizione. Sentiamo sia i politici che i media che sostengono come il deficit del bilancio federale attuale sia insostenibile. Ho sentito numerosi politici riferirsi alla propria situazione familiare: se la mia famiglia, anno dopo anno, avesse sempre speso più del suo reddito, a quest’ora sarebbe andata a finire in bancarotta. Quindi, il governo federale è in via di insolvenza e il deficit di bilancio sta mandando in rovina la nazione. Questo è un altro tipo di fallacia della composizione. Si ignora l'impatto che il bilancio del deficit ha su altri settori dell'economia. Lasciatemi discutere su questo dettaglio, in quanto è più complicato rispetto agli altri esempi.

Possiamo dividere l'economia in 3 settori. Teniamo presente il più semplice possibile:

 

1) c'è un settore privato che include sia le famiglie che le imprese.

2) C'è un settore pubblico che comprende sia il governo federale come pure tutti i livelli di governi regionali e provinciali.

3) E c'è un settore estero, che comprende le importazioni e le esportazioni; (nel modello più semplice, possiamo riassumere questo come esportatore netto - la differenza tra le importazioni e le esportazioni - anche se ad essere più precisi, usiamo il saldo del conto corrente come misura dell'impatto del settore estero sul saldo dei redditi e della spesa).

 

A livello aggregato, la spesa in dollari di tutti e tre i settori combinati fra loro deve essere uguale al reddito percepito dai tre settori messi insieme. In altre parole, la spesa aggregata è uguale al reddito aggregato. Ma non vi è alcun motivo per cui un dato settore deve spendere un importo esattamente pari al reddito. Un settore in grado di eseguire un surplus (spendere meno del suo reddito), finché un altro va in deficit (spende più del suo reddito).

Storicamente il settore privato americano spende meno del suo reddito -ciò che va in surplus. Un altro modo per dire questo è che il settore privato risparmia. In passato, in media, il settore privato ha speso circa 97 centesimi per ogni dollaro di reddito. Storicamente, gli Stati Uniti, in media, hanno avuto un conto corrente equilibrato - le nostre importazioni sono state quasi sempre uguali alle nostre esportazioni (Come discusso altrove, questo rapporto negli ultimi anni è cambiato, tanto che oggi gli Stati Uniti hanno un enorme deficit di conto corrente). Ora, se il settore estero si trova in pareggio di bilancio, e il settore privato possiede un surplus, questo significa che il settore pubblico, in modo equivalente e simmetrico, si trova in deficit. E, in effetti, storicamente il settore pubblico nel suo complesso ebbe un deficit di questa media: ha speso circa 1,03 dollari per ogni dollaro di reddito nazionale.

Si noti che tale deficit di bilancio compensa esattamente il surplus del settore privato -che è stato di circa 3 centesimi per ogni dollaro di reddito. Infatti, se abbiamo un settore estero in pareggio, non c'è altro modo per il settore privato, nel suo insieme, di ottenere un risparmio a meno che il governo non vada in deficit. Senza un disavanzo pubblico, non ci sarebbe cioè alcun risparmio privato. Certo, di nuovo, si potrebbe verificare la situazione in cui un individuo possa spendere meno del suo reddito, ma in tal caso un altro avrebbe dovuto spendere di più.

Mentre comunemente si crede che, qualora i deficit di bilancio pubblico continuino, manderanno in bancarotta la nazione, in realtà, quei deficit di bilancio sono l'unico mezzo che il nostro settore privato possiede per poter risparmiare ed accumulare ricchezza finanziaria netta. I disavanzi di bilancio rappresentano il risparmio del settore privato. Oppure un altro modo di metterla è questa: ogni volta che il governo spende a deficit ed emette un titolo finanziario, aggiunge ricchezza finanziaria al settore privato. (Tecnicamente, la somma delle eccedenze del settore privato è uguale alla somma dei disavanzi pubblici settoriali, che equivale al debito pubblico in essere, a condizione che il settore estero però si trovi in pareggio).

Va da sé che sia vero anche il contrario. Supponiamo infatti di avere il settore estero in pareggio, e che il governo guadagna un surplus - ovvero, che le sue entrate fiscali siano maggiori della spesa pubblica. In modo speculare e simmetrico, questo significa che il settore privato sta spendendo più del suo reddito e, in altre parole, si trova ora in deficit. Spendendo a deficit, significa che si sta perciò indebitando, e, a livello aggregato, sta riducendo la sua ricchezza finanziaria netta.

Allo stesso tempo, l'avanzo di bilancio pubblico vuole che il governo stia riducendo il suo debito. Effettivamente quello che succede è che il settore privato ripaga i titoli di stato al governo per la pensione-la riduzione di ricchezza del settore privato è dunque pari alla riduzione del debito pubblico.

Ora torniamo agli anni di Clinton quando il governo federale otteneva i più grandi avanzi di bilancio che il governo avesse mai eseguito. Tutti pensavano che questo fosse una situazione eccezionale perché significava che il notevole debito del governo era stato ridotto. Clinton andò anche in televisione ad annunciare che gli avanzi di bilancio sarebbero durati per almeno i prossimi 15 anni, e che ogni dollaro di debito pubblico sarebbe stato recuperato. Ognuno ha celebrato questo risultato, e ha sostenuto che l'avanzo di bilancio è stato un grande successo per l'economia.

A metà del 2000, ho scritto un parere contrario ("Implicazioni di un avanzo di bilancio a metà del 2000, CFEPS Politica Nota 2000/1). Ho trattato vari argomenti:

 

1. In primo luogo, ho fatto notare che l'avanzo di bilancio implica, viceversa, che il settore privato sia in deficit. Famiglie e imprese si stavano sempre più indebitando, e stavano perdendo la loro ricchezza netta per la mancanza di titoli di Stato (spesa pubblica).

2. In secondo luogo, ho sostenuto che questo fenomeno avrebbe causato infine una recessione, perché il settore privato si sarebbe indebitato eccessivamente e quindi avrebbe finito per tagliare la propria spesa. Infatti, l'economia è entrata in recessione dopo sei mesi. E, naturalmente, abbiamo ancora grandi deficit di bilancio pubblico. Nessuno infatti parla più di raggiungere eccedenze di bilancio in questo decennio; quasi tutti sono d'accordo che non rivedremo avanzi di bilancio nel corso della nostra vita-se mai ci saranno.

 

La questione è se il governo degli Stati Uniti può essere in deficit statale per sempre. La risposta è certamente "sì", e che era meglio averlo sempre fatto. Se si guarda indietro fino al 1776, il debito statale è stato in deficit continuo, ad eccezione di 7 periodi brevi. I primi 6 sono stati seguiti da depressioni- l'ultima volta è stato nel 1929 cui è seguita la Grande Depressione. L'unica eccezione è stato l'avanzo di bilancio di Clinton, cui è seguita (finora) solo una recessione.

Perché? Per converso, avanzi di bilancio statale drenano il reddito e la ricchezza fuori del settore privato. Questo fa sì che la spesa privata crolli, con un suo conseguente ridimensionamento e cresca nel frattempo la disoccupazione. Con un bilancio statale in pareggio, dunque, l'unico modo per aggirare questo problema è quello di realizzare un surplus commerciale delle partite correnti (aumentare cioè l’entrata finanziaria che proviene dalle esportazioni).

Il problema è che è difficile vedere come gli Stati Uniti possono farlo, e anzi, il nostro deficit delle partite correnti è ora in aumento di circa il 7% del PIL. A parametri uguali, significa che il nostro deficit di bilancio deve essere ancora più grande per permettere al nostro settore privato di salvarsi. Data la nostra bilancia delle partite correnti, il deficit di bilancio dovrebbe raggiungere il 9% del PIL per permettere al settore privato di avere un disavanzo del 2% sul PIL. Non voglio dare l'impressione che i disavanzi pubblici siano sempre buoni, o che più grande è il deficit, e il risultato sarà sempre il migliore. Il punto è che dobbiamo riconoscere le relazioni tra i 3 macro settori.

Se diciamo che il disavanzo pubblico sta gravando sui nostri futuri figli con il debito, stiamo ignorando che questo viene compensato dal loro risparmio e dall'accumulazione della ricchezza finanziaria in forma di debito pubblico. E 'difficile capire perché sarebbe meglio che le famiglie non debbano ottenere quella ricchezza. Se diciamo che il governo può realizzare avanzi di bilancio per 15 anni, ciò che siamo ignorando è che il settore privato dovrà fare altrettanti disavanzi per 15 anni, e realizzare un debito che ammonta a migliaia di miliardi di dollari al fine di consentire al governo di diminuire il suo. Ancora una volta è difficile capire perché sarebbe meglio che le famiglie si indebitino di più, solo in modo che il governo si ritrovi un debito minore.

Ci sono altre differenze tra il governo federale e un singolo nucleo familiare. Il governo è l'emittente della nostra moneta, mentre le famiglie sono utenti della moneta. Questo fa una grande differenza, e ciò è stato esplorato in molte altre pubblicazioni del CFEPS. Tuttavia, lo scopo di questo particolare articolo è quello di spiegare il motivo per cui non siamo in grado di comparare la situazione individuale delle famiglie con l'economia nel suo complesso. La situazione del governo degli Stati Uniti non è in alcun modo simile a quello di una famiglia, perché la sua spesa in deficit è esattamente compensato dal surplus del settore privato; il debito crea ricchezza finanziaria netta equivalente che va a favore del settore privato.


Fonte: http://www.cfeps.org/pubs/pn-pdf/PolicyNote2006-1.pdf

Traduzione: Area traduzioni - CSEPI