I tagli alle tasse non conducono alla crescita economica: spiega uno studio di 65 anni.

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Ecco una breve storia economica dell'ultimo quarto di secolo in tasse e crescita.
Nel 1990, il presidente George HW Bush ha aumentato le tasse, e la crescita del PIL è aumentato nel corso dei prossimi cinque anni. Nel 1993, il presidente Bill Clinton ha sollevato l'aliquota fiscale marginale, e la crescita del PIL è aumentato nel corso dei cinque anni successivi. Nel 2001 e nel 2003, il presidente Bush ha tagliato le tasse, e abbiamo assistito un'espansione deludente seguita da una grande recessione.
Questo risultato dimostra che alzare le tasse aiuta il PIL? No. Dimostra che i tagli alle tasse danneggiano il PIL? Neppure.
Ma suggerisce che ci sia molto di più di un'economia che le tasse, e che il taglio delle tasse non è una maniera sicuramente efficace  per accelerare la crescita economica.
Quella era la conclusione di David Leonhardt nuova colonna oggi dell New York Times, ed è proprio la scoperta di un nuovo studio del Congressional Research Service, "Tasse ed Economia: un'analisi economica delle Offerte fiscali migliori dal 1945."
Analisi di sei decenni di dati hanno dimostrato che le aliquote fiscali migliori "hanno riscontrato una scarsa associazione con il risparmio, gli investimenti, o la crescita della produttività." Tuttavia, lo studio ha rilevato che le riduzioni delle imposte sulle plusvalenze e margini migliori sul tasso dell’aliquota fiscale abbiano portato ad una maggiore disparità di reddito. Studi precedenti, citati nella relazione, hanno suggerito che una riduzione d'imposta con un'ampia base possa oscillare "tra un piccolo e modesto effetto positivo sulla crescita economica" o "nessun effetto sulla crescita economica".
Dunque, nel 1950 il margine del tasso d'interesse sull'aliquota è stato superiore al 90%. Oggi è del 35%. Ma entrambi PIL reale e PIL pro capite crescevano più veloci del doppio nel 1950 rispetto agli anni 2000. Allo stesso tempo, il tasso medio delle imposte pagato dai dieci punti percentuale più alti è sceso dal 50% al 25% negli ultimi 60 anni, mentre la loro quota di profitto è aumentata dal 4,2% nel 1945 al 12,3% prima della recessione.
Qui ci sono due grafici di sommità 0,1% e 0,01%. La prima mostra tassi medi di imposta dal 1945 - Giù, giù, giù. La seconda evidenzia la quota di reddito totale dal 1945 - su, su, su.

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In breve, lo studio ha rilevato che aliquote fiscali migliori non sembrino determinare la dimensione della torta economica, ma possono bensì influenzare il modo in cui la torta venga tagliata, soprattutto per quanto concerne i nuclei familiari più ricchi.
Il paper è un buon promemoria per essere cauti riguardo l'uso delle tasse come strumento per la crescita economica. Rimangono, soprattutto, uno strumento per la riscossione delle entrate e una sorta di incentivo (tweaking tax incentives) per suggerire uno specifico comportamento economico. Nel corso degli ultimi 60 anni Il Congresso ha tagliato i tassi sull'imposta più volte, mentre il paese e l'economia globale hanno subito notevoli cambiamenti che probabilmente hanno avuto un effetto maggiore sulla crescita. Per anni, dopo la seconda guerra mondiale, gli Stati Uniti erano una potenza economica singolare con una larghissima base produttiva che impiegava quasi il 40% dell'economia (occupati\mezzi di produzione). Negli ultimi dieci anni, viceversa, l'economia è cresciuta ad un ritmo notevolmente più lento, e gli utili sarebbero stati realizzati invece da una quota minore e più elitaria dell'economia.


Fonte: http://www.theatlantic.com/business/archive/2012/09/tax-cuts-dont-lead-to-economic-growth-a-new-65-year-study-finds/262438/

Traduzione: Area traduzioni - CSEPI