Abbiamo posto due domande al Prof.Mario Seccareccia sulla situazione greca di questi giorni. Di seguito la breve intervista.

 

D. 1) Alla luce dei gli ultimi eventi che si stanno verificando in Grecia, l'idea di cambiare l'Europa da dentro si sta rivelando impossibile da realizzare. La chiusura totale delle istituzioni europee è del tutto immotivata, stante anche l'effetto dei programmi di austerità a cui é stata sottoposta la Grecia, che secondo la Troika avrebbero dovuto migliorare la situazione della Grecia. L'idea errata di cambiare l'Europa da dentro da cosa è dipesa? Da errori di previsione o dalla mancata comprensione della vera natura dell'unione Europa?

R. 1) Idealmente non c'è niente di particolarmente sbagliato nel voler riformare la struttura costituzionale esistente d'Europa, per esempio, in un sistema federale in buona fede con una moneta unica, cioè l'euro, con un'adeguata ripartizione del potere tra il federale e governi statali e locali. Molti hanno e continuano a proporre tali strutture. Che di per sé è un obiettivo lodevole che molti di noi riterrebbero essere anche altamente desiderabile come un progetto a lungo termine. Nel contesto del Nord America dove risiedo (in Canada), abbiamo esattamente tale struttura, con una moneta unica (il dollaro canadese) e un governo federale che conduce la politica macroeconomica attraverso il controllo di entrambe le braccia fiscali e monetarie. Tuttavia, sarebbe ingenuo pensare che questo sia il progetto dell'Eurozona.

Il progetto euro non è mai stato fondato sulla base di questo desiderio, cioè di progettare una nuova unificata democratica Europa. E' stato un tentativo di togliere l'unico vero potere che i governi nazionali hanno avuto, di gestire macro-economicamente i loro affari e sostituirlo con una struttura oppressiva che ha messo i governi nazionali in una camicia di forza di austerità o, come si dice in Canada, in un'austerità tipo "trappola per aragoste", in modo che una volta che un paese della zona euro entra nella trappola bisogna comportarsi in accordo con i vincoli imposti dalla struttura, rendendo praticamente impossibile uscire. Lo scopo era quello di mettere i governi nazionali in un tale stato di vulnerabilità, in modo da accettare la "disciplina" imposta dai mercati finanziari privati. A seguito di ciò che alcuni di noi hanno descritto come "un progetto mengeriano neoliberale dell'integrazione monetaria ed economica", che trova la sua origine nel periodo tra le due guerre e i primi anni del dopoguerra, lo scopo primario di tale struttura dell'eurozona era quello di stabilire un ordine economico che avrebbe portato via il controllo democratico del denaro dalle masse o dai suoi rappresentanti eletti e metterlo nelle mani di una élite tecnocratica che avrebbe esercitato un controllo supremo imponendo le regole di austerità come dettato dei mercati finanziari. Il Trattato di Maastricht, il patto di stabilità e crescita, il Fiscal Compact, e così via non riguardano affatto il modo in cui i cittadini europei, attraverso i loro rappresentanti eletti, possono esercitare un

maggiore controllo democratico del sistema monetario, ma piuttosto riguardano come impedire loro di soddisfare i loro bisogni costringendoli a rispettare il nuovo ordine fondato sulle regole di austerità.
L'Eurozona non è stata un "errore", nel senso che nessuno ha mai immaginato che avrebbero poi scatenato la bestia dell'austerità che sta devastando il continente europeo. Il micidiale Minotauro (come il ministro delle Finanze greco, Yanis Varoufakis ha descritto) sta devastando l'Europa, perché questa è la natura della bestia che hanno creato a partire dal Trattato di Maastricht. Forse, non tutti coloro che hanno sostenuto il progetto dell'Eurozona hanno compreso alcune delle terribili conseguenze che ne sarebbero derivate, una volta che la bestia fosse stata lasciata libera. Ricordo di aver sentito anche Jacques Delors dire che si è rammaricato di alcune conseguenze per ciò che egli stesso aveva svolto, cioè un ruolo fondamentale nella creazione con il Rapporto Delors del 1989, ma non c'è dubbio che le élite politiche europee attuali e passati vogliono austerità permanente e questo è veramente l'essenza del progetto dell'Eurozona.

D. 2) Da oggi alla data del referendum che chiamerà i cittadini greci a votare sul nuovo accordo proposto dalla troika, cosa succederà alla Grecia? Il programma scade il 30 giugno si vocifera che la bce sta pensando di ridurre l'erogazione della liquidità di emergenza alle banche greche, che a questo punto rischiano la chiusura e il fallimento. È inevitabile il ritorno alla dracma a questo punto?

R. 2) Il rifiuto della Troika di soddisfare le richieste del governo democraticamente eletto in Grecia, con il suo programma di anti-austerità, non sorprende affatto dal momento che quest'ultimo fa venire meno l'obiettivo centrale del progetto europeo: la realizzazione delle riforme strutturali.

Se infatti si analizzano le vicende europee sotto una prospettiva storica, ci accorgiamo che queste abbiano oscillato sempre come un pendolo, compiendo a tratti passi in avanti, altre volte invece regredendo e tornando indietro. E' del tutto evidente infatti che la traiettoria politica generale sia partita, in primo luogo, col rimuovere gradualmente i vincoli del vecchio Gold Standard, presenti ancora nell'epoca tra le due guerre, con una successiva evoluzione in favore di un maggiore controllo democratico, che si è potuta realizzare entro i limiti più flessibili garantiti dal sistema di Bretton Woods. Ma successivamente, con l'introduzione del sistema monetario europeo (SME), tale traiettoria è passata invece ad assumere un controllo più stretto del sistema monetario, esercitato stavolta, viceversa, dai mercati finanziari.

Quindi, siamo giunti alla creazione della Zona-Euro come un ripetersi di quella stessa dinamica economica così come si presentava nel periodo immediatamente precedente il secondo conflitto mondiale: quando cioè proliferavano rischi molto simili a quelli attuali, connessi alla stagnazione di lungo periodo, e che si verificò, appunto, proprio durante gli anni '30 del secolo scorso.

Perciò, mi auguro sentitamente che i greci dicano "no" all'austerità permanente e non soccombano alle intimidazioni dei mercati finanziari in modo che la traiettoria politica possa procedere di nuovo verso quella originaria e di rinnovata prosperità che si era venuta a creare nell’immediato dopoguerra. Dunque, spero nel cambiamento, sia che si tratti di un ritorno alla dracma, oppure di una rinegoziazione di accordi più flessibili, che permettano ai governi nazionali di condurre politiche di stabilizzazione macroeconomica maggiormente indipendenti, anche se quest'ultima alternativa sembra piuttosto remota dato il clima politico così teso che incontriamo in questo momento in Europa.

Come ho già detto, il progetto Europeo è consistito principalmente nell' imprigionare i rappresentanti democraticamente eletti dai cittadini europei in una camicia di forza finanziaria. Ho già sostenuto altrove (vedere: http://goo.gl/K698J3) che anche all'interno della cornice attuale, la Grecia in realtà si potrebbe muovere con maggiore libertà, attraverso ad esempio una gestione temporaneamente più autonoma delle leve fiscali, le quali si potrebbero avvalere di una qualche

forma di moneta parallela. Quest'ultima offrirebbe la possibilità alle istituzioni locali di emettere proprie cambiali, così come successe in Argentina durante il regime di cambio fisso alla fine del 1990. Ciò ridurrebbe almeno la domanda di euro, consentendo in tal modo al governo greco di soddisfare alcuni dei suoi obblighi di risarcimento verso i propri creditori internazionali. Ma questo non può certo costituire un meccanismo definitivo! Inoltre, si potrebbe anche imparare dalle esperienze di certi paesi agganciati al dollaro (come ad esempio l'Ecuador) nei quali non è sempre stato possibile per le autorità monetarie mantenere la propria indipendenza. Infatti, le banche ecuadoriane sono state in grado di funzionare senza il sostegno ufficiale della Fed solo durante periodi molto brevi.

Tuttavia, fintanto che la Grecia rimane nell'Eurozona, il problema di liquidità derivante dal movimento dei depositi verso riserve più "sicure", come è già avvenuto fino ad oggi, per esempio in Germania, non costituirebbe di per sé un problema reale per le banche. Questo perché qualsiasi movimento di capitali, che dalla periferia (Grecia) passa al centro (Germania), sarebbe semplicemente accumulato sotto forma di saldi Target 2. Si tratta cioè di trasferimenti fiscali compensatori che la BCE è in grado di soddisfare autonomamente e di rigirare verso altri paesi. Alcuni di questi infatti sono stati già inviati altre volte in passato in favore della Banca centrale Greca, proprio come è successo dopo il 2010 con altri stati, fra i quali ad esempio la Spagna.

L'unica vera questione è se gli altri paesi della Zona euro vorranno cacciare la Grecia perché non riesce ad adempiere ai suoi pagamenti. Se però ciò dovesse accadere, si tratterà anche di perdite da parte della Troika, poiché dovrà cancellare ufficialmente i propri crediti nei confronti del debito greco. Date le dimensioni di quest'ultimo, ciò non rappresenterà comunque un grosso problema. Tuttavia, la vera domanda è: "può la Grecia essere cacciata dell’Euro-zona?" Per come la vedo io, non vi è alcun presupposto per farlo, proprio perché il governo ellenico non può adempiere ai suoi obblighi.

Ancora più importante è il momento in cui la BCE rinnegherà il suo impegno legale di rifornire le banche greche di riserve, e la banca centrale greca sarà di fronte al dilemma quindi di dover scegliere se continuare a rilasciare euro per contro proprio, lasciando tuttavia le banche greche in una crisi di liquidità, che imporrà perciò la rottura con la BCE; oppure di gestire direttamente un fallimento bancario (o default). E' chiaro che quest'ultima ipotesi sarebbe difficilmente la soluzione più praticabile, dal momento che la banca centrale greca non sarebbe più in grado di rispettare il proprio mandato, e quindi di fornire uno strumento efficace di pagamento a favore dei cittadini greci. Va da sé che, secondo me, verrà scelta la prima opzione e sarà necessaria quindi un'uscita dall'euro. Per concludere, le possibilità di risolvere la crisi attuale ci sarebbero state e come, e tutte queste minacce di negare la liquidità necessaria contravvengono lo stesso statuto della BCE. Perciò le azioni che sono state finora perseguite hanno avuto più che altro lo scopo di punire politicamente e finanziariamente un governo che ha osato rifiutare l'austerità.

Dalla nostra esperienza in Canada, la provincia di Alberta e alcuni comuni canadesi fallirono nel corso del 1930. Eppure, in nessun momento ci fu mai un tentativo di espellere la provincia di Alberta dalla federazione canadese! Al contrario, attraverso il governo federale, i canadesi idearono un piano di salvataggio che risolse il problema. Perché è impossibile che oggi accada in Europa? Chiaramente una riforma della struttura esistente può renderlo possibile. Perché la Troika, invece di muoversi a favore di un piano di salvataggio significativo, vuole invece imporre misure punitive che continueranno a distruggere il tessuto stesso della società greca? La paura, naturalmente, è che i greci porranno le basi per gli sviluppi in un certo numero di altri paesi dell'Europa meridionale, dove ci sono movimenti politici, come Podemos in Spagna, che possono rovesciare i regimi politici attuali. Rifiutando, e con l'invio di un messaggio politico agghiacciante nel resto d'Europa, si ritiene che possano mantenere lo status quo.

L'Europa è a un bivio. O continueranno a sacrificare la vita delle persone sul tempio dell'austerità o dovranno respingerla e, in entrambi i casi, riformare la struttura dell'Eurozona nel senso descritto in precedenza o rompere del tutto tali accordi oppressivi. L'esito del referendum greco sarà cruciale.

Se il popolo della Grecia dice no all'austerità innescherà cambiamenti importanti che possono diffondersi in tutta la zona euro, questo potrebbe avvenire tramite un ritorno alla dracma o attraverso riforme sostanziali della struttura esistente, come ad esempio quelli proposti da Stuart Holland e Yanis Varoufakis o da Warren Mosler. Se voteranno contro la raccomandazione del governo Tsipras di respingere le proposte della Troika, significherà la continuazione di stagnazione a lungo termine.

 

Versione inglese ---------------------------------------------------------------------------------------------

 

D.1) As a result of the latest events occurring in Greece, the idea of changing Europe from its inner governance seems to be an impossible challenge. The complete closure of the European establishment toward any type of solution is definitely no reasonable, also because of those heavy austerity programs through which Greece has continuously go through. In fact, it was told them that such plans were applied in order to improve Greek economics but actually they went in the other way around.

In your opinion, what is wrong with the idea to change Europe from inside? it might depends on unpredictable mistakes? Otherwise, it might consist in the lack of understanding the real nature of the European Union?

R.1) Ideally there is nothing particularly wrong with wanting to reform the existing constitutional structure of Europe, say, into a bona fide federal system with a single currency, i.e. the euro, with an appropriate division of power between the federal and the state and local governments. Many have and are continuing to propose such structures. That in itself is a laudable goal that many of us would feel is even highly desirable as a long-term project. In the North American context where I reside (in Canada), we have exactly such a structure, with a single currency (the Canadian dollar) and a fe- deral government that conducts macroeconomic policy through its control of both its fiscal and mo- netary arms. However, it would be naïve to imagine that this is the Eurozone project.

The Eurozone project was never really about such a desire to design a new unified democratic Euro- pe. It was an attempt to take away the only true power that national governments had to manage macro-economically their affairs and replace it with an oppressive structure that placed national go- vernments in an austerity straightjacket or, as we say in Canada, in an austerity “lobster trap”, so that once a Eurozone country enters the trap one must behave in accordance with the constraints im- posed by the structure by making it almost impossible to get out. The purpose was to place national governments in such a vulnerable state so as to accept the “discipline” imposed by the private finan - cial markets. Following what some of us have described as a neoliberal Mengerian project of mone- tary and economic integration that finds its origin in the interwar period and the early postwar years, the primary purpose of such a Eurozone structure was to establish an economic order that would take away the democratic control of money from the masses or its elected representatives and place it in the hands of a technocratic elite who would exert supreme control in imposing the rules of au- sterity as dictated by the financial markets. The Maastricht Treaty, the Stability and Growth Pact, the Fiscal Compact, and so on are not at all about how European citizens, through their elected re- presentatives, can exert greater democratic control of the monetary system but rather how to prevent them from meeting their needs by forcing them to abide by the new order founded on the rules of austerity.

The Eurozone was not a “mistake” in the sense that no one ever imagined that they would eventual- ly let loose the beast of austerity that is ravaging the European continent. The deadly Minotaur (as the Greek Finance Minister, Yanis Varoufakis has described it) is ravaging Europe because that is the nature of the beast that they created beginning with the Maastricht Treaty. Perhaps, not all of

those who supported the Eurozone project understood some of the terrible consequences that would ensue once that beast was let loose. I remember hearing even Jacques Delors saying that he regret- ted some of the consequences of what he himself had been instrumental in setting up with the De- lors Report of 1989, but there is no question that the current and past European political elites want permanent austerity and this is truly the essence of the Eurozone project.

D.2) According to your vision, starting from today until the referendum that will call Greek ci- tizens to vote on the new agreement promoted by the Troika, what will be happen to Greece? The financial aid program expires on the 30th of June and rumors say that the ECB is plan- ning to decrease any further emergency supply liquidity in support of Greek banks. In other words, private banks will risk to crash and eventually shut down. From your point of view, it means that a step back to the drachma currency will be inevitable at this point?

R.2) The refusal of the Troika to accommodate the demands of the democratically-elected govern- ment in Greece, with its anti-austerity program, is hardly surprising since the latter strikes at the very heart of the Eurozone project. If one takes a historical view of European development, it is qui - te clear that the pendulum has swung from the constraints of the old gold standard of the interwar era with a subsequent movement in favor of greater democratic control exercised within the looser constraints of the Bretton Woods system and then a tighter control of the monetary system exercised by the financial markets with the setting up of the European monetary system and then the Eurozo- ne as the pendulum swung back to the pre-W.W. II era with a proliferation of crises associated with growing long-term stagnation as in the 1930s. I hope that the Greeks will say no to permanent au- sterity and not succumb to the intimidation of the financial markets so that the pendulum can move back to that of renewed prosperity as had existed in the early postwar era, whether it is with a return to the drachma or the negotiation of more flexible arrangements that can allow national governmen- ts to conduct macroeconomic stabilisation policies, even if the latter seems rather untenable given the present political climate in Europe.

As I said, the Eurozone project was to place the elected representatives of the people of Europe in a financial straightjacket. I have already argued elsewhere (see: http://goo.gl/K698J3) that, even wi- thin the current structure, Greece has some degrees of freedom, such as temporarily managing with some form of parallel currency where local governments in Greece can issue their own IOUs, much as it happened in Argentina under a currency board arrangement in the late 1990s. This would redu- ce the pressure on the demand for euros, thereby allowing the Greek government to meet some of its obligations in euros. But this can hardly be a permanent arrangement! Moreover, they could also learn from the experience of such dollarized countries as Ecuador to see that it is not impossible for the fiscal authorities to exert some autonomy and, clearly, on the banking question, Ecuadorian banks have been able to function without any such official support from the US Fed. However, as long as Greece remains in the Eurozone, problems of liquidity arising from the movement of depo- sits to “safer” havens, such as Germany (as it is now happening,)will not be an issue for the banks because any movement of funds from Greece would merely be accumulated in the form of Target2 balances which is done at the discretion of the central Bank of Greece, just as it was the case after 2010 with other countries, such as Spain. The only real question is if the other Eurozone countries will kick Greece out of the Eurozone because it will default on its payments. If that were to happen, it will also be a loss for the Troika since they will have to officially write off their claims on Greek debt. Given the size of the Greek debt, this will not be a big problem for the Troika. However, the real question is: can Greece be kicked out of the Eurozone? To my understanding there is no basis for it, just because the Greek government cannot fulfill its obligations. More importantly, if the ECB will renege on its legal commitment to provision Greek banks, the Greek central bank will be facing a dilemma in having either to continue to issue euros on its own, thereby effectively provisioning Greek banks facing a liquidity problem and breaking with the ECBs, or to maneuver a banking col- lapse, which would hardly be the most viable solution, since the Greek central bank would be disre- specting its own mandate of providing a viable means of payment to the citizens of Greece. It is

clear, however, that all of these threats of denying liquidity contravene the ECB’s own charter and that all of this is to punish politically and financially a government that rejects austerity. From our own experience in Canada, the province of Alberta and some Canadian municipalities had gone bankrupt during the 1930s. Yet, at no time was there ever an attempt to expel the province of Alber- ta from the Canadian federation! On the contrary, through the federal government, Canadians devi- sed a bailout which solved the problem. Why is that impossible in Europe today? Clearly a reform of the existing structure can make it possible. Why, instead of moving in favour of a meaningful bailout, the Troika wishes instead to impose punitive measures that will continue to destroy the very fabric of Greek society? The fear, of course, is that Greece will set the stage for developments in a number of other countries in southern Europe, where there are a political movements, such as Pode- mos in Spain, that can topple current political regimes. By refusing, and by sending a chilling politi- cal message in the rest of Europe, it is felt that they can retain the status quo.

Europe is at a crossroads. Either they will continue to sacrifice people’s lives on the temple of auste- rity or they will reject it and either reform the Eurozone structure in the direction previously descri- bed or break up altogether such oppressive arrangements. The outcome of the Greek referendum will be crucial. If the people of Greece say no to austerity, it will trigger important changes that can spread throughout the Eurozone, whether this is done via a return to the drachma or through sub- stantial reforms of the existing structure, such as those proposed by Stuart Holland and Yanis Va- roufakis or by Warren Mosler. If they vote against the recommendation of the Tsipras government to reject the proposals of the Troika, it will mean the continuation of long-term stagnation.

Realizzata il 29.06.2015
Mario Seccareccia è docente di economia presso Dipartimento di Economia, Università di

Ottawa.