di Fabio Di Lenola

 

A partire dall’inizio del secolo scorso cominciò ad acquisire rilevanza , soprattutto tra i politici ed il grande pubblico , un gruppo di teorie del ciclo economico che ponevano l’accento sui fattori reali delle crisi e che tendevano a mettere in discussione alcuni tabù dottrinali , come la legge di Say , e la tesi della capacità della mano invisibile di assicurare la stabilità ed il pieno impiego.

Anche se alcune di queste teorie furono sostenute da qualche economista ortodosso , la loro origine è esterna al sistema teorico neoclassico e va ricercata in quel “sottomondo” che va da Marx , Gesell e Douglas , di cui Keynes parlava nella Teoria Generale e nel quale aveva trovato , degli economisti “che meritano riconoscimento per aver cercato di analizzare l’influenza dei risparmi e degli investimenti… in un’epoca in cui gli economisti ortodossi ignoravano quasi completamente questo importantissimo problema”. Definiamo queste teorie , come “teorie del disequilibrio macroeconomico reale” e suddividerle in due gruppi : quelle del “sovrarrisparmio” e quelle della “sovracapitalizzazione”.

Per entrambe le categorie prese in esame , la lontana origine affonda le radici negli “schemi di riproduzione” di Marz.

Hobson affrontò il problema delle disoccupazione e delle crisi in varie opere , in cui ricorderemo soprattutto The Economics of Unemployment (1922). La tesi di fondo è che il ciclo economico è causato dagli effetti che le variazioni della distribuzione del reddito hanno sulla propensione media al risparmio.

Nelle fasi di espansione i prezzi aumentano e i salari reali diminuiscono a causa del ritardo con cui si adattano quelli monetari. L’aumento della quota profitti fa aumentare i risparmi e gli investimenti. A causa dell’aumento della capacità produttiva la produzione di beni di consumo crescerà ; non solo , ma poiché i salari stentano a tenere il passo , essa crescerà più rapidamente della domanda. Perciò si accumuleranno scorte invendute mentre diminuiranno i prezzi dei beni di consumo. Ma ciò farà diminuire i profitti innescando la depressione. La depressione stessa poi , facendo diminuire la produzione e reddito , eliminerà l’eccesso di risparmio. Hobson mise in evidenza il famoso dilemma o paradosso del risparmio , secondo cui , un elevato risparmio , benché utile all’arricchimento degli individui , è deleterio per la collettività , in quanto riduce la domanda effettiva.

Keynes criticò la teorie del sottoconsumo con gli stessi argomenti con cui le aveva criticate molti anni prima Tugan-Baranovskij , e cioè con la tesi secondo cui le carenze di domanda effettiva causate dai bassi consumi possono essere compensate dalle alte spese d’investimento. Tugan aveva avanzato questa critica attaccando alcune teorie marxiste del crollo e del sottoconsumo. Nella sua opera principale , Le crisi industriali dell’Inghilterra contemporanea (1894) , aveva avanzato un’originale teoria delle crisi economiche in cui il fattore chiave di ciclicità è costituito dalle decisioni di investimento.

I movimenti ciclici sarebbero resi possibili dall’assenza di un meccanismo di bilanciamento tra risparmi e investimenti. La formazione del risparmio sarebbe un processo abbastanza stabile. Gli investimenti invece tenderebbero ad essere effettuati in blocco. Nelle fasi di prosperità gli investimenti crescono generando domanda effettiva per tutta l’economia generando un processo simile a quello del moltiplicatore keynesiano. Il finanziamento degli investimenti in eccesso rispetto ai risparmi viene fornito dall’espansione del credito bancario. L’aumento degli investimenti fa aumentare la produzione e la capacità produttiva del settore dei beni capitali. Nelle fasi di benessere tuttavia la produzione tra il settore dei beni di consumo e quello dei beni capitali si modifica in modo tale che la capacità produttiva del sistema tende a superare la domanda di consumo. Ciò riduce l’incentivo all’accumulazione. Inoltre , e questo è il fattore a cui Tugan dava più importanza , l’accumulazione di capitale reale porta all’esaurimento del capitale prestabile e l’offerta di credito tende a rallentare ; il saggio di interesse aumenta e ciò scoraggia ulteriormente l’accumulazione. Ne deriva un eccesso di offerta di beni capitali e una diminuzione dei loro prezzi e della produzione. Da questo settore poi la deflazione si espanda in tutta l’economia. Nelle fasi di crisi e di depressione i risparmi eccedono gli investimenti e tornano ad essere accumulati sottoforma di scorte liquide inattive. Questo modello di Tugan-Baranovskij è il capostipite , di una famiglia di modelli del ciclo basati sulla relazione tra risparmi e investimenti che ha tra i suoi maggiori esponenti Spiethoff , Cassel e lo stesso Keynes del trattato sulla moneta.

Secondo Spiethoff il boom degli investimenti può essere avviato dalle innovazione tecnologiche o dall’apertura di nuovi mercati. Durante la fase di espansione la produzione dei beni capitali cresce più rapidamente di quella dei beni di consumo ; anche l’occupazione e i consumi cresceranno più rapidamente , cosicchè la composizione dell’offerta divergerà da quella domanda aggregato. I prezzi dei beni di consumo aumenteranno e con essi cresceranno i profitti. Ma l’accumulazione del capitale farà crescere la capacità produttiva e , a un certo punto , la produzione dei beni di consumo supererà la domanda , facendo diminuire prezzi e profitti. Gli investimenti diluiranno , sia a causa delle diminuita profittabilità sia perché gli impianti sono stati rinnovati da poco. In altri termini la depressione è causata dalla sovracapitalizzazione verificatasi nel precedente boom.

Cassel ripropose sostanzialmente questo modello , apportando alcune modifiche. Le modifiche principali furono tre. La prima riguardava il ruolo giocato da alcuni ritardi temporali , come quelli che legano l’attivazione degli impianti alle decisioni di investimento e quelli che legano la variazione degli investimenti alle oscillazioni del saggio d’interesse. La seconda riguardava la spiegazione , in termini che richiamano il meccanismo dell’acceleratore , dell’influenza che le variazioni del della domanda di beni di consumo hanno sugli investimenti. La terza invece riguardava il ruolo giocato dal settore finanziario nell’accentuare le fluttuazioni economiche. Un saggi d’interesse basso durante la ripresa , quando i profitti sono alti , stimola gli investimenti. Ma , prima o poi , gli investimenti supereranno i risparmi e l’interesse aumenterà , contribuendo all’inversione del ciclo. Nelle fasi di depressione invece il basso livello degli investimenti rispetto al risparmio fa diminuire il saggio d’interesse , preparando la successiva ripresa. I fattori monetari comunque sono solo degli elementi di rinforzo del movimento ciclico , le cui cause reali , vennero rinvenute , come in Tugan e Spiethoff , negli squilibri tra la composizione della domanda e quella della produzione.

Sono tali squilibri che stanno alla base di quasi tutte le teorie non monetarie pre-keynesiane del ciclo economico , e Keynes stesso , nel Trattato , ragionava in questi termini. Vedremo più avanti che uno degli aspetti essenziali delle rivoluzione teorica cui Keynes diede il proprio nome va ricercato nel superamento di questo modo di ragionare.

 

Riferimenti bibliografici

Zamagni, S.,- Screpanti, E., “Profilo di storia del pensiero economico , dalle origini a Keynes”

Graziani, A., “Teoria economica : Macroeconomia”