Vorremmo riportare alcune considerazioni circa un articolo di Randal Wray, pubblicato nel 2012 sul sito New Economic Perspectives, che fa parte del blog (n. 51).


Wray difende la MMT da alcune classiche accuse rivolte dal mainstream ai PLG (Programmi di lavoro garantito) che battono principalmente su due punti:

1) l'inefficienza dei lavoratori
2) l'iper-inflazione

Caso 1: su una popolazione di 150 persone, 150 unità di mais possono essere realizzate con 80 lavoratori efficienti piuttosto che 100. Di questi ultimi, si decide che i 20 meno efficienti debbano essere esclusi dalla produzione.
Caso 2: inoltre, se lavorassero tutti e 100, aumenterebbe eccessivamente la domanda di mais che darebbe luogo al fenomeno dell'inflazione.

Quello che ha colpito di più dell'articolo non è semplicemente la risposta economica con la quale Wray smentisce le due accuse, quanto piuttosto il fatto che si rifaccia esplicitamente a Sraffa.  Secondo l’autore italiano la produzione non poteva essere indagata solo in se stessa ma come il risultato di altre produzioni e di altri lavori. Sraffa osservava inoltre come fosse il frutto di elementi extra economici.
E da questo suggerimento prende le mosse lo stesso Wray, il quale ci propone un metodo di analisi MMT molto eclettico. Andando avanti con la lettura ci accorgiamo come le grandi decisioni che ricadono sul sistema economico sono in effetti di vario tipo, e si potrebbero dividere in tre gruppi principali:

1) Tipo politico.
Agli imprenditori di mais non interessa tanto la produzione di merci ma il profitto, ovvero l'input monetario iniziale e l’output finale. La questione ultima, afferma Wray, gravita infatti sul piano monetario, mentre la produzione di merci rimane diversamente secondaria.
Perciò anche i 20 lavoratori inoccupati, che in realtà potrebbero divenire un vantaggio per aumentare la produzione nel suo complesso (es: attraverso una maggiore diversificazione del prodotto; oppure un ingrandimento dei comparti produttivi; oppure un inserimento degli stessi in mansioni più adatte a loro), diventano viceversa un ostacolo nei confronti dell’obiettivo economico, quando si tratta di un interesse particolare della singola azienda. Quest’ultima preferisce assecondare politiche di bassa inflazione e diminuzione della domanda interna anche a scapito del prodotto stesso per incrementare la ricchezza privata piuttosto che quella collettiva.
In altre parole, il fine dell'impresa, continua Wray, non è affatto la distribuzione del mais in sé e per sé, e quindi quello di fornire un servizio di generi alimentari. Si tratta piuttosto di soddisfare il criterio monetario, di ingrandimento di una parte di ricchezza privata, di questa o di quella singola azienda.
Ciò, dunque, esula completamente dall'idea di produttività che, anzi, in questo modo viene rovesciata, rischiando di compromettere il servizio stesso, in quanto quest’ultimo avrebbe bisogno in teoria di più dipendenti.
Parafrasando non più di tanto le stesse parole di Wray, ci troviamo di fronte ad un conflitto fra gruppi sociali. E se l’impresa riuscirà ad aumentare i profitti soltanto quando diminuisce il numero dei lavoratori rispetto alla loro totalità, questi ultimi creeranno sempre dei problemi di arricchimento nei confronti degli imprenditori.
Di conseguenza, la questione economica è importante ma rimane tuttavia dipendente dal fattore politico, per cui due fazioni hanno interessi contrapposti riguardo:

a) il controllo e l'accesso alla produzione finanziaria.
b) il controllo della forza lavoro occupata \ non occupata.
c) l'appropriazione di ricchezza e benessere di una parte a discapito dell'altra.

2) L’aspetto sociale.
Come abbiamo detto, la  produzione viene inoltre realizzata da altre produzioni e grazie ad altro lavoro. Stiamo parlando insomma di produzioni incrociate che prescindono dalla specifica attività della singola azienda.
Questi fattori complementari di sviluppo che indica Wray sono i servizi e le infrastrutture. Ad esempio, sono descritti il rapporto umano tra medico e paziente e la quantità di tempo che hanno a disposizione per ottenere una diagnosi più accurata; la cura del paesaggio; la personalità e l’inclinazione del lavoratore; le infrastrutture, i trasporti, il turismo, ecc., tutti elementi i quali, se fossero contemplati nelle analisi mainstream, sarebbero capaci di offrire un aumento dell'efficienza, se con tale accezione intendiamo un miglioramento delle condizioni produttive e lavorative. Qualora infatti gli esuberi di quei 20 lavoratori, sforniti di uno specifico talento, fossero trasferiti dal sistema privato a quello pubblico (trade off), potrebbero comunque aumentare in generale le potenzialità del sistema impresa.
Infatti, un incremento delle unità di lavoro nel settore pubblico migliorerebbe tutta una serie di servizi che circondano anche la singola azienda di mais, così da rendere, ad esempio, più economico il trasporto delle sue merci, oppure la loro vendita, così come più attraenti gli investimenti su quella specifica area commerciale e di produzione.

3) Il piano ideologico.
Wray fa riferimento alla mentalità USA dell'homo faber, la sua propaganda moralista e soprattutto individualista, insieme all'evocazione dell'immagine dei padri fondatori americani, con un'allusione (non possiamo sapere quanto consapevole) al sistema di potere così descritto, a livello antropologico, dalla psicanalisi.
L’idea di un padre con poteri assoluti, dio in terra, dispensatore arbitrario di punizioni e premi, non è affatto nuova. L’ obiettivo di questa visione del mondo consiste principalmente nell’introiezione del senso di colpa da parte delle masse che, identificandosi nei 20 dipendenti, devono convincersi del severo punto di vista del padre di famiglia. Ciò li rende più inclini nell’accettare la propria condizione di inutili disadattati agli occhi di un super-io, costituito sia dall’impresa che dal governo che li esclude dalla società.   
ll piano ideologico, afferma Wray, è fondamentale per gestire e tenere insieme questo squilibrio abissale, o scompenso, (una separazione tra Le parole e le cose, direbbe Faucault) che corre tra piano di concreto (economico - politico - sociale) e piano simbolico (ideologico): ovvero, come quest'ultimo appare, è stato deliberatamente costruito, e viene percepito dal senso comune, nel momento in cui viene propagandato attraverso i media, i manuali economici universitari e le dichiarazioni dei politici.
I piani di falsificazione della realtà, che sono realizzati nelle precedenti sfere (economica - politica - sociale), salterebbero se non fossero occultati e costantemente rielaborati attraverso un'opera costante di persuasione.

Si tratta di un ottimo esempio di come la battaglia che la MMT sta portando avanti si dovrebbe giocare su più fronti. E che, è nostra convinzione, passa appunto anche attraverso l'elemento politico, sociale, e simbolico, oltre che economico.


Fonte: http://neweconomicperspectives.org/2012/06/mmp-blog-51-the-efficiency-fairy-and-inflation-goblins.html
Scritto da Jacopo D'Alessio - CSEPI